Non è Milano, non è Parigi, ma Kreuzlingen: è la sede di lavoro di Marcel Braun, CEO di Holy Fashion Group, gruppo moda svizzero attivo in oltre 50 Paesi del mondo. Una chiacchierata sul DNA di un marchio di successo come Strellson e su un settore in evoluzione.

Intervista

Motivi di orgoglio e priorità del responsabile del marchio Strellson: intervista a Marcel Braun, CEO di Holy. (Telecamera: Martin Rickenmann, Vitronic AG)

La produzione è delocalizzata all’estero. Quanta Svizzera è rimasta in Strellson?
«Nel DNA del marchio Strellson c’è molta Svizzera: prodotti, come la Swiss Cross Jacket, ma anche valori. Siamo moderni, siamo attenti alla qualità. Da questo punto di vista il Paese ha un ruolo fondamentale a livello di prodotto e di marchio. Qui, nella sede elvetica, nasce il design e qui sono dislocati vendita e marketing. Siamo il secondo datore di lavoro della città di Kreuzlingen.»

Il mondo della moda è in grande evoluzione. Strellson resterà in Svizzera?
«Assolutamente sì. Strellson è un marchio svizzero: non saprei dove altro dovremmo andare!»

Quali sono state le sfide degli ultimi anni?
«Il nostro settore vive una fase di grande cambiamento e naturalmente una delle grandi parole d’ordine è «digitalizzazione». Sono intervenuti cambiamenti come quella che oggi si chiama «fast fashion», cioè una moda con cicli di produzione di una rapidità folle. Questo ha portato veramente a un rimescolamento su una parte del mercato.»

Che cosa significa questo concretamente per Strellson?
«La fast fashion ha semplicemente portato le persone ad abituarsi ai prodotti usa e getta, a comprare qualcosa che si porta due o tre volte e poi si butta via. Ma noi a questo gioco non ci stiamo. Cioè, i nostri prodotti devono essere fatti in modo da durare un po’ di più e per questo costano anche un po’ di più. E come ogni marchio dobbiamo essere innovativi, tanto da riuscire a sedurre i nostri acquirenti ogni sei mesi.»

strellson_logo

L'impresa: Strellson
La svolta giunse con gli abiti slim fit: furono gli ex proprietari di Hugo Boss, i fratelli Jochen e Uwe Holy, a posare la prima pietra per il successo del label svizzero di moda uomo, quando nel 1984 acquistarono Friedrich Straehl & Co, azienda di Kreuzlingen che confezionava cappotti, ribattezzandola Strellson. Negli anni successivi, anche grazie a un’innovativa strategia di marketing, la maison diventò uno degli operatori di maggiore successo nella moda uomo contemporanea di prezzo medio. E per la crescita ottenuta anche in tempi economicamente difficili, una rivista specializzata parlò addirittura del «miracolo di Kreuzlingen». 

Esiste una sorta di raccolta dei «principi Strellson»?
«Siamo una media azienda gestita dai titolari, che incontro ogni settimana. Vogliamo essere pratici. Il nostro obiettivo non è quello di diventare un’azienda gigante, tecnocratica. Per noi è più importante rimanere vicini ai collaboratori e ai clienti.»

Come lega a sé i migliori talenti?
«Da un lato, e ritengo che sia la cosa più importante, tramite contenuti interessanti. Poi naturalmente anche l’ambiente di lavoro deve essere confacente. Al nostro personale offriamo sostegno familiare, la possibilità di praticare sport, in estate andiamo insieme sul lago di Costanza a fare sci d’acqua e facciamo una «giornata bianca» d’inverno. È un grande mix di cose.»

BVG-Soluzione

Swiss Life offre l’intera gamma LPP: dall’assicurazione completa con una garanzia del 100% per arrivare alle più diverse soluzioni semiautonome. I datori di lavoro possono scegliere la soluzione per loro più idonea e consentire ai propri collaboratori un futuro in piena libertà di scelta. swisslife.ch/business

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