Anne Challandes si impegna per dare alle contadine la possibilità di vivere in piena libertà di scelta. Afferma che il denaro ha un ruolo importante a questo fine. Ma quanto ne serve?

Parlare delle proprie finanze è forse l’ultimo grande tabù della nostra società. Abbiamo chiesto al musicista Ritschi, all’ex portiera di hockey su ghiaccio Florence Schelling e alla contadina Anne Challandes come fanno a organizzare la loro vita in piena libertà di scelta e quale ruolo ricoprono il denaro e la previdenza. 

Da giovane lei ha deciso di lavorare in fattoria e ha rinunciato a una carriera come giurista e quindi a molto denaro. Se ne è mai pentita?
No, non me ne sono mai pentita. È stata una decisione consapevole e soprattutto personale. Non mi è mai sembrato di aver rinunciato a qualcosa. Al contrario, è stata proprio la mia decisione a permettere a me e alla mia famiglia di vivere e lavorare come volevamo.

Cosa intende esattamente?
Per me era importante che i nostri figli e la nostra famiglia potessero vivere in fattoria. Ed era possibile solo con la mia presenza. Il nostro stile di vita è sempre stato in linea con le nostre possibilità finanziarie. Non abbiamo mai immaginato vacanze lunghe o grandi viaggi. Abbiamo sempre dovuto prendere in considerazione il fattore denaro, ma non ho mai avuto l’impressione di dover sacrificare me stessa o la mia carriera.

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Ma sicuramente, come giurista, la sua situazione finanziaria sarebbe stata migliore...
Dal punto di vista esclusivamente finanziario, sì. Abbiamo comunque goduto del privilegio di organizzare la nostra vita come volevamo. L’abbiamo sempre vissuta secondo le nostre scelte. Ciò implica anche una certa sicurezza finanziaria. Mi sono resa conto che nella società il lavoro non retribuito non è apprezzato. A volte mi sembra che il denaro sia l’unica forma di riconoscimento per il lavoro. Quante volte ho sentito dire: «Sei fortunata a non lavorare». Non è vero, ovviamente. Crescere quattro figli e gestire l’azienda agricola con mio marito non è un gioco da ragazzi. Inizialmente non percepivo alcun salario.

È quello che succede a molte donne nelle fattorie.
È vero, per questo motivo tengo molto alla libertà di scelta delle donne rurali e contadine. C’è un fatto che illustra bene perché la causa cui mi dedico è tanto urgente: la maggioranza delle donne che lavorano nelle fattorie in Svizzera lo fa gratuitamente. E senza salario niente previdenza sociale.

Cosa significa in concreto?
Queste donne sono un pilastro importante nell’azienda. Sono un sostegno, il loro lavoro è essenziale. Se non viene retribuito, in caso di separazione o divorzio queste donne restano prive di mezzi. Ciò significa anche che la loro sicurezza e la loro previdenza dipendono esclusivamente dal marito. È un problema per le donne e per tutta la famiglia. Senza un salario, infatti, le donne ad esempio non possono stipulare un’assicurazione maternità.

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Anne Challandes è presidente dell’Unione svizzera delle donne contadine e rurali e vicepresidente dell’Unione Svizzera dei Contadini. L’avvocata gestisce con il marito e il figlio maggiore una fattoria biologica a Fontainemelon (NE); da quando i bambini sono cresciuti, la 54enne si impegna a favore di questioni concernenti le donne rurali e contadine. Un aspetto importante a tale riguardo: l’indipendenza finanziaria.

Come intende ovviare a questo inconveniente?
Agiamo su due livelli. Dobbiamo sensibilizzare le donne e renderle consapevoli dei loro diritti. E dobbiamo rivolgerci alle famiglie: la tutela della donna è anche responsabilità e interesse del coniuge. So che non è molto romantico, ma una coppia deve affrontare anche le questioni spiacevoli.

Che sarebbero quali?
Cosa succede in caso di decesso? Di invalidità? Come organizziamo la separazione o addirittura il divorzio? Come si organizza il pensionamento?

In veste di avvocata, lei conosce i lati oscuri della vita. A suo tempo si è tutelata in modo adeguato?
Come giurista, conoscevo i rischi del matrimonio, è vero. Ci siamo sposati, eravamo molto innamorati – e non abbiamo definito nulla. O non ufficialmente. Abbiamo parlato di tutto. E all’inizio non lavoravo in fattoria, ma come giurista. Abbiamo sempre organizzato in modo accurato la nostra previdenza, coprendo anche eventuali rischi. Poi ho cominciato a percepire uno stipendio.

Quando sono nati i suoi figli, ha lasciato il lavoro ed è rimasta a casa…
Diciamo che da giovani non sempre si è consapevoli dei rischi. O non si vogliono vedere. Ho una buona istruzione e questo mi ha dato una certa sicurezza: sapevo che se le cose si fossero messe male avrei potuto trovare un lavoro e prendermi cura di me stessa.

Non ha mai desiderato avere più denaro?
No, mai. Non siamo mai stati a corto di denaro già il 15 o il 20 del mese. Siamo sempre riusciti a pagare le bollette e a mettere qualcosa da parte a fine mese. Non è una cosa scontata per tutti. Naturalmente anche noi ci siamo immaginati cosa avremmo fatto con una vincita milionaria al lotto: come avremmo investito i soldi nella nostra azienda, che tipo di macchine avremmo comprato e che lusso ci saremmo magari permessi. Solo che non abbiamo mai giocato al lotto.

Che importanza riveste per lei personalmente il denaro?
È importante averne abbastanza per vivere. Ma il denaro che possiedo non mi definisce. Da quando i nostri figli sono cresciuti, ho assunto un paio di cariche. Queste remunerazioni supplementari confluiscono in gran parte nella nostra previdenza per la vecchiaia.

Nessuna spesa irragionevole?
Naturalmente, di tanto in tanto mi concedo un piccolo lusso. Un regalo, dei fiori, una cena fuori, una gita, una premura che fa la felicità di qualcuno.

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Anne Challandes ha scelto di percorrere la propria strada – e voi quanta libertà di scelta fate confluire nella vostra vita?

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