Per diversi motivi le donne percepiscono rendite inferiori agli uomini. L’argomento desta interesse in Svizzera? Swiss Life ha indagato a Zurigo.

«Sì, esiste una grossa disparità»: sondaggio per strada su donne e previdenza a Zurigo (cameraman: Adrian Reusser, Keystone)

In Svizzera le donne percepiscono oggi rendite che sono di un terzo inferiori a quelle degli uomini. È quanto emerge da uno studio di Swiss Life. Tuttavia, all’orizzonte non si intravvede ancora un definitivo superamento di questo divario. Lo squilibrio delle rendite fra uomini e donne è un argomento che appassiona l’uomo della strada? Swiss Life ha voluto capire meglio e, all’inizio di novembre 2019, ha intervistato i passanti su una strada di Zurigo. Il video dà conto di alcune risposte, opinioni e spunti di riflessione sul tema donne e previdenza. Si tratta solo di un’istantanea, il documento non ha pretesa di completezza. 

Voci dal sondaggio

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Domanda: Che importanza ha per lei, in quanto donna, l’indipendenza finanziaria?
Shantala Branca, storica dell’arte: «Molta. Questo modello tradizionale, secondo cui la donna vive della luce riflessa del marito, partorisce figli dopodiché rinuncia alla propria vita professionale, credo non sia più assolutamente attuale».

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Domanda: Lei e la sua partner avete mai parlato di pianificazione della previdenza per la vecchiaia?
Domenico Pignone, responsabile export: «Mia moglie si occupa meno attivamente della previdenza professionale, in genere lo faccio io per entrambi. Credo che la situazione generale, con queste disparità di rendita fra uomini e donne, non sia giusta. Lavoriamo tutti allo stesso modo, quindi tutti devono avere pari trattamento».

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Domanda: Ritiene che le donne oggi, da un punto di vista finanziario, abbiano più libertà di scelta rispetto a 20 anni fa?
Adelheid Schäfli, commessa in pensione: «Sì, non c’è dubbio. Ma io sono sola e a maggior ragione devo anche preoccuparmi di riuscire a sbarcare il lunario. Credo inoltre che le donne continuino a guadagnare meno e quindi la rendita è per forza inferiore».

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Domanda: Durante la vita lavorativa si è occupata della sua previdenza per la vecchiaia?
Rina Gruić, assistente di laboratorio chimico in pensione: «Ho sempre risparmiato un po’ di quello che guadagnavo. Ma lo squilibrio certamente mi dà fastidio. Si dovrebbe fare qualcosa, credo che le responsabilità siano soprattutto della politica».

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Domanda: Cosa pensa che debba accadere perché la situazione delle donne migliori?
Desirée Bischof, medico: «Dovrebbe essere possibile conciliare lavoro e famiglia. Purtroppo non lo è. Inoltre non si dovrebbe ridurre tanto il grado di occupazione e occorrerebbe una compensazione finanziaria per superare gli squilibri. Non sono solo le donne ad andare in maternità: se succede, anche gli uomini vanno in paternità. Credo che non si debba affrontare la questione come contrapposizione «uomo-donna», bensì considerando la famiglia».

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Domanda: In termini di previdenza per la vecchiaia le donne spesso hanno minori coperture rispetto agli uomini. Cosa ne pensa?
Daniel Christen, orafo: «La situazione sicuramente non è equa. Per me tuttavia in Svizzera lamentarsi è un lusso che ci si può permettere. Sono nato in Sudafrica e so com’è la condizione della donna in Africa. Quindi direi che i grandi problemi sono altrove e la Svizzera ne è solo marginalmente riguardata. Svantaggiate nel nostro Paese sono soprattutto le immigrate che non conoscono la lingua».

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Domanda: Cosa pensa del tema gender pension gap? Crede che la situazione sia iniqua cioè è una cosa che la irrita?
Alina Klaus, consulente: «No, in generale no. So che vi sono varie possibilità. Credo di dover trovare semplicemente qualcuno che mi consigli adeguatamente».

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