Per molti una piscina in giardino è sinonimo di estate, libertà e qualità di vita. Può rallentare i ritmi quotidiani e, per le famiglie, rappresentare quasi una forma di vacanza. Per quanto allettante sia il pensiero di avere una piscina privata, essa comporta anche delle responsabilità. Prima che inizi il divertimento, è necessario chiarire una questione fondamentale: la piscina è effettivamente autorizzata?
Se è necessaria un’autorizzazione dipende in larga misura dal Cantone, dal Comune, dalle dimensioni, dal tipo di costruzione e dall’uso. Una piccola piscina per i bambini, che viene rimossa dopo l’estate, di solito non costituisce un problema. Una vasca fissa o utilizzabile tutto l’anno, invece, è spesso considerata un’opera edilizia; in questo caso possono entrare in gioco le norme di zona, la protezione dall’inquinamento acustico e gli aspetti energetici. Dato che le regole variano a seconda del Cantone e del Comune, il primo passo dovrebbe essere sempre rivolgersi al proprio Comune prima di ordinare la piscina, scavare o gettare il cemento.
La sicurezza al primo posto
La sicurezza è particolarmente importante. Dal punto di vista giuridico, una piscina non è semplicemente una forma di divertimento privato, ma può essere considerata una fonte di pericolo. Secondo l’art. 58 CO i proprietari di un’opera rispondono dei danni causati da difetti di costruzione, manutenzione insufficiente o protezione inadeguata. In casi di incidente, un cartello come «Vietato usare la piscina» non basta se un bambino o una persona non autorizzata ha avuto accesso all’acqua. L’Ufficio svizzero per la prevenzione degli infortuni (upi) sottolinea che i proprietari di piccoli specchi d’acqua come stagni, biotopi o piscine devono garantire le condizioni di sicurezza.
In pratica, ciò significa che l’accesso alla piscina deve essere reso difficile o impedito. Si sono dimostrate efficaci le coperture stabili a prova di bambino, le recinzioni con cancelletti autochiudenti e chiudibili a chiave, le scale rimovibili per piscine fuori terra e un’illuminazione che rende visibili gli eventuali ostacoli. Allarmi e sensori possono integrare la sicurezza, ma non sostituiscono né le misure strutturali né la sorveglianza. Chi ha bambini o riceve spesso famiglie dovrebbe provvedere a una pianificazione particolarmente rigorosa.
Le insidie della tecnica
Oltre alla sicurezza, anche la tecnica è spesso sottovalutata. L’acqua della piscina, quella di controlavaggio dei filtri e l’acqua di depurazione non possono essere scaricate liberamente nel giardino, nella rete delle acque meteoriche o in un corso d’acqua. A seconda del Comune occorre verificare il collegamento alla rete delle acque reflue o miste. Chiarire per tempo questi aspetti conviene, poiché eventuali adeguamenti successivi possono risultare costosi.
Un altro argomento spesso sottovalutato è il consumo di acqua. Nelle estati particolarmente secche, i Comuni possono imporre restrizioni, ad esempio per il riempimento delle piscine private o l’irrigazione dei giardini. Chi agisce in modo previdente evita di riempire la piscina nel bel mezzo di un periodo di siccità, la copre per ridurre l’evaporazione, controlla eventuali perdite e mantiene l’acqua utilizzabile il più a lungo possibile grazie a un’attenta manutenzione. Ciò consente di risparmiare non solo risorse, ma anche costi operativi.
Conclusione
Una piscina può senza dubbio valorizzare un immobile, a condizione che sia debitamente pianificata, autorizzata e gestita in sicurezza. Chi acquista una casa con piscina già esistente dovrebbe quindi assolutamente informarsi sulla documentazione e sulle relative misure di sicurezza. Per i proprietari vale
quanto segue: la piscina più bella non è quella più grande, ma quella in grado di regalare momenti di spensieratezza senza causare problemi legali o finanziari.
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